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ZURIGO – Mar Baltico, Mare del Nord, Artico: teatri forse distanti geograficamente dall’Europa alpina, ma legati da un filo quasi invisibile alla Confederazione. Il nesso potrebbe apparire quasi azzardato agli occhi dei non addetti ai lavori, eppure esiste e suscita la crescente attenzione degli osservatori.


Nei giorni in cui la Svizzera riflette sull’inserimento della neutralità nella Costituzione federale, attraverso un articolo specifico e dedicato esclusivamente ad essa, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt ha rilasciato un’intervista al quotidiano zurighese “Tages-Anzeiger” nella quale ha definito «opportunisti» i cittadini elvetici. Un commento ripreso da numerosi organi di informazione locali, incentrato sulle ragioni «oggi scomparse» della storica politica di neutralità elvetica: «È molto difficile essere neutrali nel cuore dell’Europa. Come tutti sappiamo, la Svizzera non si trova ai margini del Vecchio Continente, ma proprio nel suo cuore. Se la NATO dovesse scomparire, si troverebbe in una posizione molto più esposta».


Un tempo neutrale come Berna, Stoccolma ha formalmente rinunciato a questa condizione con l’ingresso nella NATO nel 2024. Una mossa giustificata da una posizione geografica piuttosto esposta alle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. Non si tratta del caso della Svizzera che, pur dovendo affrontare minacce ibride, non ha manifestato l’intenzione di aderire alla coalizione o all’Unione europea. Al tempo stesso, la Confederazione ha condiviso le sanzioni economiche promulgate da Bruxelles contro Mosca. Un passo preso verosimilmente per evitare l’isolamento del Paese in Europa.


Le discussioni sulla proiezione internazionale della Svizzera si legano in modo inevitabile al dibattito sulla neutralità, un valore distintivo dell’identità elvetica. Non sembra dunque sbagliato approfittare delle considerazioni di Carl Bildt per approfondire il ruolo di Berna proprio nell’Europa settentrionale e, più specificamente, in quei teatri citati inizialmente e oggi strategici per i principali attori internazionali. Un filo sottile, ma visibile a un occhio attento, che partendo dai laghi prealpini raggiunge i mari del Nord e i ghiacci.

Zurigo, motore finanziario e assicurativo sulle rotte del Nord

L’analisi non può non partire dalla capitale economica e finanziaria del Paese, la piazza globale sulla Limmat che ospita le sedi di banche, istituti di gestione patrimoniale e soprattutto compagnie di assicurazione. I grandi gruppi finanziari e logistici basati a Zurigo si posizionano nell’Artico regolando e finanziando i contratti di navigazione mercantile e le coperture dei carichi di materie prime. Sotto questo aspetto, l’area metropolitana zurighese ospita attori di rilievo come Kuehne+Nagel, Zurich Insurance Group e Swiss Re.


Fondata nel 1890 a Brema, in Germania, Kuehne+Nagel ha riposizionato la propria sede centrale in Svizzera nel 1976 e figura oggi tra gli spedizionieri più grandi al mondo. L’azienda gestisce la complessa logistica delle merci che transitano attraverso i porti del Mare del Nord (Rotterdam su tutti) e del Mar Baltico. In seguito all’introduzione delle sanzioni contro Mosca, la società ha dovuto implementare rigidi sistemi di controllo di conformità internazionale per bloccare i carichi illegali e monitorare il divieto di importazione di ferro, acciaio e prodotti energetici russi che transitano attraverso queste rotte.

Nessuna nave mercantile può muoversi senza una copertura assicurativa. Disponendo di una divisione specializzata nella copertura delle merci trasportate, Zurich riveste da anni un ruolo di leadership nel garantire finanziariamente carichi, container e imbarcazioni contro i rischi di smarrimento, danni e incidenti durante le tratte internazionali. Le crescenti tensioni geopolitiche nel Mar Baltico e nell’Artico, con il conseguente divieto europeo e svizzero di fornire servizi alle imbarcazioni della “flotta fantasma” russa, costringono attualmente il gruppo e i sindacati assicurativi a controllare l’origine di ogni carico, in quanto fornire polizze a una nave che trasporta petrolio russo sopra il prezzo fissato dall’UE costerebbe sanzioni miliardarie alla multinazionale.

I pericoli legati alla navigazione lungo la rotta artica non sono soltanto geopolitici: ghiacci, tempeste e carenza di infrastrutture di soccorso richiedono l’intervento di soggetti riassicuratori (come Swiss Re), che intervengono per assorbire le quote di rischio che le normali compagnie assicurative non potrebbero sostenere da sole. Una funzione che si estende naturalmente a potenziali sabotaggi o incidenti tra Russia e NATO nel Baltico e nel Mare del Nord, inclusi nei “rischi di guerra e terrorismo”. Le valutazioni effettuate da attori come Swiss Re determinano di fatto i costi economici per le rotte che collegano l’Europa settentrionale al resto del mondo.


A questi colossi si affiancano le grandi banche svizzere, come UBS, che gestiscono il finanziamento al commercio internazionale. Emettono dunque le lettere di credito necessarie per garantire i pagamenti tra acquirenti e venditori di materie prime, sbloccando in questo modo la partenza delle navi cargo dai porti artici o del Mar Baltico.

Zugo, snodo dei gasdotti contesi


Il piccolo Cantone della Svizzera centrale rappresenta il quartier generale legale e societario di alcune tra le infrastrutture sottomarine più controverse nel Mar Baltico: i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2. Le società operative responsabili della costruzione e della gestione delle condotte hanno sede a Baar, comune che ospita diverse società internazionali.


Quando nel settembre 2022 i metanodotti sono stati distrutti in un atto di sabotaggio, azione per la quale le autorità tedesche hanno accusato formalmente l’Ucraina, le ripercussioni legali, i processi di moratoria finanziaria e i nodi assicurativi legati a Gazprom sono stati gestiti dai tribunali e dagli uffici commerciali di Zugo. Una circostanza che ha reso la città un autentico “epicentro burocratico” del conflitto energetico tra Russia e Vecchio Continente.

Lugano, hub del commercio di materie prime artiche

La Svizzera italiana contribuisce a rafforzare notevolmente la proiezione elvetica verso l’Europa settentrionale e orientale. Riconosciuta come una capitale mondiale del commercio di materie prime (commodity trading), Lugano ospita numerose multinazionali che acquistano e vendono carbone, acciaio, gas e prodotti petroliferi russi estratti tra le regioni artiche e siberiane, poi caricati su navi cargo nei porti del Mar Baltico come San Pietroburgo e Primorsk.

Le tensioni geopolitiche e il dispiegamento di imbarcazioni militari alleate per proteggere cavi e altre infrastrutture critiche hanno un impatto non trascurabile anche sull’economia russa. Le società di trading ticinesi sono finite sotto i riflettori per alcuni tentativi di triangolazione e commercializzazione delle risorse che partono dalle località menzionate. Difatti, per aggirare le sanzioni la merce russa può essere prima venduta a Paesi estranei alle dispute (come Turchia o Emirati Arabi Uniti) e da lì rispedita in Europa. Rischi e controlli hanno pertanto costretto queste aziende a stravolgere i propri modelli operativi, cambiando il proprio modo di lavorare per non infrangere le leggi.

La neutralità alla prova della globalizzazione

In un mondo ormai globalizzato, la neutralità elvetica viene costantemente messa alla prova. Quando teatri settentrionali come Mar Baltico e Artico risentono delle tensioni tra NATO, Russia e Cina, la Svizzera non viene coinvolta sul piano operativo, eppure le decisioni prese da Berna in materia di sanzioni, trasparenza bancaria e controlli logistici hanno un peso enorme. Un ruolo conferitole dalle multinazionali e dalle piazze finanziarie che ospita, che hanno fatto di un Paese privo di sbocchi sul mare una “cabina di regia” economica affacciata su regioni meno distanti di quanto si possa credere.



Immagine di copertina: panorama di Zugo, nella Svizzera tedesca centrale. Foto: Stefan Schuler, CC BY 3.0